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ISOLA DI VULCANO  
SEMBRA L'INFERNO MA E' UN PARADISO
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"Sarebbe difficile vedere qualcosa di più strano dell'aspetto di questi
infelici forzati: secondo le diverse vene di terra sulle quali si trovavano
a lavorare, finivano per assumerne i colori; alcuni sono gialli come 
canarini, altri rossi come selvaggi dell'America del Nord e altri ancora
infarinati come pagliacci o fuligginosi mulatti ". Così scriveva Alexandre
Dumas, nel 1835 nei suoi appunti poi pubblicati con il titolo di Viaggio in
Sicilia, quando raggiunse Vulcano. I forzati erano giunti a Vulcano 
all'inizio dell'Ottocento, quando il generale borbonico Nunziante aveva
creato un'industria per l'estrazione dello zolfo e dell'allume. Poi nella
seconda metà del secolo, l'isola venne acquistata da uno scozzese, Stevenson,
che continuò l'attività fino agli anni 1888 e 1890, quando tutto venne distrutto
dall'ultima eruzione del vulcano. Da allora fumi e vapori escono abbondantemente
e senza interruzione in molte parti dell'isola. Tuttora, invece, si possono 
vedere a Vulcano persone "dipinte" in una specie di grigio perla che ricopre
il viso, il tronco, le braccia e le gambe. Sono i "forzati" delle cure termali,
coraggiosi che si immergono sino alla testa nella grande pozza di fango caldo e 
grigio posta alle spalle del mare ribollente, dietro la spiaggia fumigante di 
vapori. Uno spettacolo da girone dantesco dove il paesaggio si popola di 
mostruose statue grigiastre.-
E' dunque un inferno questa mitica isola sacra al dio Efesto, Vulcano per i
Romani, che nelle viscere ebbe le sue officine dove lavoravano, a colpi di 
maglio, i Ciclopi? Tutt'altro: è un paradiso che ha la singolare caratteristica
di offrire anche angoli d'inferno. Il paradiso lo si trova nel suo mare, dalle
acque limpide, trascoloranti in mille sfumature. Ma chi vuol veramente vivere
Vulcano come esperienza unica deve cercare l'inferno, immergersi nella primordiale
natura vulcanica dell'isola, stare a contatto col respiro del gigante. E allora,
non c'è che da scegliere. Cominciando dal punto dello sbarco, Porto Levante: a
fianco si eleva per 56 metri, impressionante e affascinante coi suoi colori 
ocra, giallo, rosso e bronzo, il Faraglione della Fabbrica, dalle cui cavità,
per secoli, vennero estratti zolfo e allume.-
Poco più in là, davanti alla pozza di fango terapeutico, il tratto di mare caldo,
ribollente, con l'acqua gorgogliante per il gas che si sprigiona dalle fumarole
sottomarine. E attorno, ecco dagli spiragli uscire sibilanti i gas, quegli stessi
che diffondono nell'aria l'odore di zolfo: l'annuncio dell'inferno, appunto. Che
ha il suo luogo d'elezione al Gran Cratere o Fossa, il secondo cratere di Vulcano, 
di cui si può raggiungere il suo punto più alto, a 391 metri di quota: al culmine,
si offre l'affascinante spettacolo del grande imbuto e tutt'attorno le fumarole 
avvertono che il gigante è soltanto assopito, pronto a risvegliarsi quando l'ira
di Efesto lo ordini.-
Di scoppi d'ira, il Dio ne ha avuti innumerevoli, da quando l'isola nacque, 
centomila anni or sono. E puntualmente, nel corso dei secoli, storici, scienziati,
geografi li hanno tramandati: da Tucidide ad Aristotele, da Callimaco a Tito Livio,
da Strabone a Plinio, via via fino ai cronisti medioevali, agli Arabi. In varie
occasioni, le eruzioni furono accompagnate da mutamenti topografici dell'isola.
All'inizio, circa centomila anni or sono, si formarono gli strati vulcanici di 
monte Saraceno, monte Aria, monte Luccia.-
I epoche successive, due grandi sprofondamenti portarono alla formazione della
caldera del Piano e della caldera della Fossa; da una colata acida nacque in 
seguito monte Lentia; e dopo un'ennesima eruzione si alzò infine, nella zona del 
porto, il Faraglione della Fabbrica. Poche migliaia di anni fa, al centro della
Fossa si creò un primo cono seguito da un secondo: ed è l'attuale Vulcano della
Fossa. Nell'arco di circa due secoli, l'attività vulcanica provocò tra l'altro
la nascita di Vulcanello, tra il 183 avanti Cristo, come hanno raccontato Plinio
e Strabone, e il 19 avanti Cristo, quando un'altra imponente eruzione completò
l'assetto della nuova isola. Qualche altra colata, nei secoli successivi, diede 
volti diversi a Vulcanello, che intorno al 1550 si congiunse alfine a Vulcano.-
Da più di un secolo, ormai, il gigante pare appisolato. La scadenza del 1990 
destò non poche preoccupazioni, poiché nel passato le eruzioni avevano avuto
luogo ogni secolo, e qualche volta due in un secolo. Ma il temuto evento per 
fortuna non si è verificato: anche se Efesto ha comunque avuto il modo di far
sentire la propria presenza in modi diversi dalle solite emissioni di vapori.
Ai piedi del monte, per esempio, nella zona edificata con incoscienza, dal 
terreno si ebbero esalazioni di anidride carbonica, che si dissolveva subito
nell'aria. Un segno, però, che l'attività e costante e la vigilanza deve essere
pertanto continua.
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