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ISOLA DI SALINA   IL DONO DELL'ACQUA
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Salina la verde, come viene chiamata, ha un nome relativamente recente:
glielo diedero i Romani perchè in un zona, Lingua, dove ancora esiste il
laghetto, si raccoglieva sale abbondante. Prima di allora, i Greci l'avevano
chiamata Didyme, l'isola delle montagne gemelle, due alti coni divisi da una
valle che, visti dal mare, offrono l'immagine del seno d'una donna sdraiata.
I coni, monte Fossa delle Felci e monte dei Porri oggi riserva naturale 
orientata, sono due dei sei vulcani che si formarono qualche decina di 
migliaia di anni fa e che composero l'isola; tra questi, i due "seni" sono
i maggiori, e quelli nati più tardi, tra i centomila e i trentamila anni fa.-
Delle sette isole eoliane Didyme-Salina fu l'unica ad avere dalla natura il
più prezioso dei doni: l'acqua, che permise così la nascita e la crescita 
d'una vegetazione abbondante, eccezionale per un'isola vulcanica. Ci sono
fitti boschi di felci, pini, castagni, querce; è abbondante la macchia
mediterranea con i vermigli corbezzoli, i mirti, le ginestre; sparsi dappertutto
sono i cespugli di capperi, una delle preziose risorse dell'isola, i fichi d'India
e vaste sono le zone dedicate ai frutteti, agli uliveti e ai vigneti. Qui nasce, 
si produce, e si esporta in tutto il mondo, il Malvasia, vino singolare 
dall'intenso aroma e dal sapore delicatamente dolce, del quale Luigi Salvatore 
d'Austria scrisse: " Si tratta di un vino meraviglioso al quale è attribuita,
tra l'altro, la vigoria degli abitanti delle Isole Eolie e secondo una diffusa 
credenza possiede anche un eccezionale potere curativo ". Si può anche non dar
credito a questa tesi, ma un fatto è certo: il Malvasia un miracolo lo ha fatto,
contribuendo in modo determinante al rilancio economico dell'isola. Da sempre,
del resto, gli abitanti di Salina si sono distinti tra i popoli delle Eolie per
la propria intraprendenza. Tanto da riuscire a ottenere una completa autonomia 
amministrativa. Infatti, mentre le altre cinque isole dipendono da Lipari, Salina
già dal 1867 venne eretta a libero comune. Non solo: all'inizio di questo secolo,
nnel 1909, il comune di Salina si scisse in altri tre piccoli comuni che ancor 
oggi sono del tutto autonomi: Santa Marina, Malfa, Leni.-
E' attraverso la storia di questi tre borghi che si possono ricostruire le vicende
dell'isola. Santa Marina è il centro principale, al quale facevano capo i commerci
dell'intera isola, dal sale ai prodotti dell'agricoltura. Si chiamava Salina sin
dal tempo dei Romani; poi giunsero nel XIII secolo gruppi di immigrati siciliani 
che vi portarono anche il culto della loro patrona, Santa Maria di Scanio (un 
paese, però, secondo gli studiosi, mai esistito). Dove sorse Santa Marina, come 
testimoniano tracce di case lungo la spiaggia e le tombe rinvenute a monte della 
cittadella, vi era sin dal IV secolo avanti Cristo, e fino all'età imperiale romana,
un consistente abitato greco. Resti di altri antichi edifici, risalenti però al I-II
secolo dopo Cristo, erano visibili fino a un paio di secoli or sono (oggi interrati)
in una località vicino a Santa Marina: a Lingua, attorno al singolare laghetto 
salato separato dal mare da un sottile terrapieno.
Se furono gli immigrati siciliani a popolare Santa Marina, toccò ai profughi
amalfitani approdare in un'altra parte dell'isola nel XII secolo, e dare il nome
alla località: Malfa, appunto. Qui vennero rinvenute le tracce del più antico
insediamento dell'isola, risalente alla seconda metà del III millennio avanti Cristo;
e sempre qui di certo abitarono i Greci e Romani. Siamo nella zona più fertile,
dove prosperano le coltivazioni, ma dove sopratutto nasce il Malvasia.
Dalla parte dell'isola opposta a Malfa sorge il terzo comune: è Leni, l'altro centro
di attività agricola, nella valle formata dall'incontro tra i due monti, quello della
Fossa delle Felci e quello dei Porri. Anche Leni ha una storia antica: il suo nome
deriva dal greco lenoì, cioè tinozze per la pigiatura dell'uva, e ciò prova che già
allora si produceva il nettare eoliano. A conferma dell'eterna vocazione marinara
dell'isola, anche Leni ha la sua frazione a mare: è Rinella, incantevole con il suo 
porticciolo e la costa ricca di grotte. All'interno invece, alle spalle di Leni, nel
cuore della conca tra le due montagne, è la Valdichiesa dove sorge, si può dire, 
il centro religioso dell'isola: il santuario della Madonna del Terzito.
Secondo la tradizione, il culto mariano ha origini antichissime in Salina. Forse
per iniziativa di qualche monaco che fuggiva le persecuzioni, una cappella dedicata 
alla Vergine fu eretta già nel V secolo. Un vero e proprio tempio fu poi costruito
nel 664 per volere dell'imperatore Costante II. Quello che è oggi il santuario risale 
però a circa un millennio dopo, quando del precedente tempio ormai non rimaneva più
nulla. Fu nel 1622, racconta sempre la tradizione, che un cittadino liparese intento
a disboscare la zona scoprì, guidato dal suono di una campanella, un vecchio dipinto 
con l'immagine della Vergine, mezzo sepolto tra le rovine di mura. Con la costruzione
d'una nuova chiesa rinacque cosi nell'isola il culto mariano. Fu chiamato, il tempio,
della Madonna di Terzito, nome che deriva dallo spagnolo tersillo, terzina musicale, 
per indicare il triplice suono della campanella che chiamava alla preghiera.
Ma forse, per scoprire il più affascinante angolo di Salina, occorre andare a Pollara,
minuscolo borgo dalle candide casette su un pianoro ad arco che fronteggia il mare, un
semicerchio di rocce strapiombanti nell'acqua cristallina.
Siamo sul fondo di quello che fu il più vasto cratere delle Eolie, qui probabilmente 
tredicimila anni or sono si ebbe l'ultima fiammata del vulcano. quel che rimane è un 
naturale, gigantesco anfiteatro la cui suggestione si può provare soltanto ammirandolo
dal mare. E' nella zona di Pollara che il mare offre straordinarie visioni; ma lungo 
tutto il periplo, in poco più di 14 miglia marine, si incontra un prezioso campionario
della natura: le rocce selvagge dello Scoglio Calcato e di Capo Faro; Punta Fontanella,
con le tracce delle antiche colate; l'orrifo vallone del Lupo; gli scogli di Punta 
delle Tre Pietre; sino allo Scogliazzo, immenso pezzo di roccia staccatosi dalle 
pareti e finito in mare.-
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